La devozione verso San Biagio, il suo culto ed ogni altra manifestazione dei sentimenti religiosi e di partecipazione alla vita della comunità civile di Orbetello, sono gli elementi più esaltanti che si scoprono nella storia millenaria di questa terra.

La storia millenaria di Orbetello, ogni avvenimento della sua vita politica, civile, sociale, come ogni attività di opere e di pensiero, sono intimamente e indissolubilmente legate al nome del Patrono, San Biagio, Vescovo e Martire del IV secolo.

MANEBO INTER VOS ET ERO PROTECTOR VESTER

Rimarrò tra voi e sarò il vostro protettore

 

 

A parte le manifestazioni esterne, religiose e popolari di cui parleremo fra poco, molti sono i segni esteriori che rendono chiara questa realtà.

Una  leggenda, particolarmente diffusa nel passato fra la popolazione, si è formata probabilmente per dare una spiegazione della presenza delle sacre reliquie del Santo nella terra di Ansedonia, e delle celebrazioni patronali che da oltre un millennio si svolgono.

Narra la leggenda che alcuni massari d’Ansedonia stavano arando il campo con i buoi, quando improvvisamente emerse da un solco un teschio umano. Mentre stavano per raccoglierlo, i buoi s’inginocchiarono con riverenza. Gli aratori si prostrarono: avevano anch’essi compreso d’essere di fronte alla testa di San Biagio.

La raccolsero devotamente, la deposero in un’urna e la portarono nella loro Chiesa a lui dedicata, per custodirla gelosamente. Secondo la leggenda, quel giorno era il 12 maggio, che fu fissato come giorno della festa annuale

Negli Statuti e nella legislazione della Comunità di Orbetello veniva costantemente invocato il nome del Santo, come pure all’inizio delle sedute del Consiglio Comunitario, prima che il Sindaco e il Priore Maggiore prendessero la parola.

Il Consiglio Generale della Comunità era convocato al suono della campana posta sulla torretta del Palazzo Pretoriale. Alcuni anni fa, nelle vecchie stanze dove si trovavano l’Archivio storico e la Biblioteca comunale, fra un ammasso di carte e di libri abbandonati e lasciati deperire, fu scoperta una campana di medie dimensioni, coperta da una patina verdastra. Lungo l’orlo si trova la scritta: D.O.M. AC DIVO BLASIO PATRONO AERE PUBLICO UT PUBLICE LOQUATUR ORBITELLI COMMUNITAS POSUIT ANNO DOMINI MDVI – “A Dio Ottimo Massimo e a S. Biagio Patrono  fusa con denaro pubblico perché parli al pubblico, la pose la Comunità di Orbetello, nell’anno del Signore 1506”.

 

Altra testimonianza esteriore della devozione al Patrono è la piccola statua posta in cima alla Porta a Terra (oggi Porta Nuova) della Città, con questa iscrizione: MANEBO INTER VOS ET ERO PROTECTOR VESTER –“Rimarrò tra voi e sarò il vostro protettore”.

 

COME SI SVOLGEVANO LA FESTE DI MAGGIO UNA VOLTA

Questa descrizione delle manifestazioni che si svolgevano per la festa di Maggio in onore di San Biagio, si riferisce particolarmente al passato, dal secolo XVI alla fine del XVIII. Si tratta in effetti di una descrizione che privilegia l’aspetto “storico” delle manifestazioni. Ai nostri giorni alcune manifestazioni sono necessariamente cadute in disuso, o abolite, o adattate ai tempi moderni. Nel corso dei secoli infatti si sono operati notevoli cambiamenti nei costumi, nelle abitudini e nelle condizioni di vita, e mutamenti nella mentalità degli individui inseriti in una società in evoluzione.

 

Non sono però cambiati lo spirito e i sentimenti che hanno costantemente promosso e animato la devozione e l’affezione verso San Biagio. Le manifestazioni celebrative avevano il carattere rievocativo di un momento storico della città, e in questo memoriale naturalmente si sono inseriti elementi religiosi, civili e popolari.

 

 

Qui distinguiamo i riti di competenza della Comunità civile, la quale esercitava in proposito il diritto di Patronato, e quelli di competenza ecclesiastica.

  • Riti religiosi ecclesiastici

I riti religiosi più solenni si svolgevano principalmente nel Duomo con la messa solenne, l’esposizione e il bacio della Sacra reliquia la processione per le vie della città con la partecipazione dei butteri. Ci fermiamo in particolare al rito della messa solenne nel Duomo, alla quale partecipavano insieme alle Autorità e ai magistrati del Comune, le rappresentanze delle categorie dei pescatori e degli uomini di campagna. Costoro, insieme ai Magistrati rivestiti degli ornamenti propri della carica magistrale, al momento opportuno presentavano “l’offerta“, gesto compiuto secondo un cerimoniale che risaliva a tempo antico. Infatti il gruppo degli “offerenti” veniva accompagnato, dall’entrata per la porta maggiore fino all’Altare, dal suono del tamburo battente, detto “tamburo di passo”, suono che ugualmente accompagnava il gruppo dopo l’offerta, fino all’uscita per la porta picco

  • Manifestazioni popolari di Calendiario di maggio in onore di San Biagio – Il Palio di San Biagio

Dal secolo XI-XII fino all’età contemporanea le manifestazioni esteriori si svolgevano all’insegna della tradizione più viva e sentita, per il loro carattere popolare, nel contempo celebrativo della festa di primavera.

Le forme con le quali si realizzavano tali manifestazioni rispecchiavano infatti tre aspetti della società orbetellana del tempo, anzi d’ogni tempo: campagna, laguna e presidio militare, soprattutto la prima, per la vastità di un territorio fertile che nell’agricoltura manifestava la sua ricchezza.

Le manifestazioni avevano una varietà sorprendente. Oltre il Palio, le principali erano: corse di cavalli, corse podistiche, gara o lotta alla giostra e all’archibugio, corsa di barche.

Il Palio si correva con i cavalli barberi o barbari, così chiamati perché erano originari della Barberìa ed erano i più veloci e i più adatti a quel tipo di competizione. Nelle aziende agricole dell’Orbetellano, sia nelle piccole che nelle grandi, si allevavano appositamente, insieme ai cavalli detti da lavoro, anche i cavalli barberi per impiegarli con successo nel Palio.

Prima del 1576 il numero dei cavalli partecipanti al Palio doveva essere alquanto ridotto; in seguito con il restaurarsi di un lungo periodo di tranquillità politica e militare nel territorio dei Presidi la corsa acquistò interesse, prestigio e maggiore partecipazione tra le popolazioni di allora e fu necessario allungare il percorso e allargare il campo.

Nella storia delle tradizioni popolari di Orbetello il Palio di San Biagio rappresentò sempre la più durevole fra le altre manifestazioni, le quali non tutti gli anni venivano effettuate per ragioni diverse, o subivano mutamenti o si trasformavano in altri tipi di esibizione e di spettacoli, venendo così a perdere la loro indole primitiva.

Oltre il Palio, notevole era la “battaglia o lotta armata”. Vecchi documenti  parlano genericamente di giostra, ossia di quel tipo di combattimento di due persone a cavallo che andavano l’uno contro l’altro e con lancia in resta. Il torneo era uno spettacolo pubblico fra squadre armate rappresentanti una battaglia o un altro avvenimento bellico.

Altra manifestazione importante, indubbiamente caldeggiata dalle autorità militari del presidio spagnolo, era la “lotta con l’archibuso”. Forse essa sostituì la originaria gara con la balestra, con la quale si svolgevano nel Medio Evo tornei di vasta risonanza.

In quella cornice di festa facevano da contorno le rappresentazioni sceniche, accompagnate da canti e suoni di strumenti musicali e conclusi con la scenografia dei fuochi d’artificio e falò, secondo una costante tradizione delle campagne maremmane, i fuochi d’artificio, come fatto spettacolare, furono introdotti almeno nel 1738.

La corsa dei barchini fece la sua comparsa come evento nel 1768, precisamente nei giorni 29,30 e 31 maggio in occasione delle feste patronali di San Biagio e delle nozze di Fernando IV di Napoli, Re delle Due Sicilie, con Maria Carolina D’Austria nella città di Orbetello, allora Capitale dei Reali Presidi Spagnoli.

 

La gara nasce da una sfida tra i pescatori di allora che volevano stabilire chi era più veloce nel “gabbare” gli altri, dal 1886 al 1890 la corsa dei barchini fu praticata con un “vogatore a palelle” perché a quei tempi non esistevano remi a coppia.

Dal 1908 si svolse la prima gara con il sistema tuttora in vigore, molti nomi dei vincitori di un tempo si sono persi nei ricordi di orbetellani ormai scomparsi ma non la tradizione che, come tutti glia anni, si rinnovererà anche quest’anno.

 

Oggi, le feste di maggio sono curate dalla Pro Loco Lagunare che, insieme ad altre associazioni, imprese e realtà del territorio porta avanti le tradizioni in onore di San biagio

 

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